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Teatro Civile Festival : Racconto della giornata del 18 luglio 2009

Prima giornata del Festival di Legambiente

aperitivo_presentazione

 

 L'Italia non può smettere di fare cultura

 Temi caldi durante l'aperitivo d'apertura del Teatro Civile Festival

"Continuare a coltivare le menti della gente attraverso un massaggio fatto di spettacoli teatrali", così Franco Salcuni inaugura la nuova edizione del Teatro Civile Festival durante l'aperitivo di apertura.


Il presidente del circolo FestambienteSud ha voluto soprattutto evidenziare le conseguenze che la crisi economica mondiale ha provocato in ambito culturale particolarmente in Italia, introducendo l'importante ruolo che riveste la manifestazione nell'identità di ciascun individuo. In una nazione dove per fronteggiare la crisi si decide per i tagli alla cultura ed all'istruzione, il Teatro Civile Festival riveste un ruolo fondamentale per combattere l'indebolimento di un Paese in cui "si decide di smettere di fare cultura". Una presenza molto importante all'interno delle attività, è inoltre l'Università di Foggia, che dimostra una particolare attenzione soprattutto alla classe giovanile, poiché l'obiettivo a cui si vuole puntare è quello di restituire il diritto ad un futuro per i giovani del sud. Obiettivo che diventerà, poi, il fulcro delle quattro giornate di FestambienteSud, dal 22 al 25 luglio. Dopo i dovuti ringraziamenti all'amministrazione comunale di Monte Sant'Angelo, la parola passa al Sindaco della città, dott. Andrea Ciliberti, che esprime il suo orgoglio per la scelta della location delle due manifestazioni, poiché costituiscono il modo migliore per valorizzare le ricchezze culturali ed eno-gastronomiche del territorio: "Credo che la nostra città possa, col tempo, dare un'accoglienza sempre migliore a questi tipi di eventi, in quanto, oltre ai finanziamenti comunali, offre un ampio patrimonio di luoghi ad intenso valore culturale adatti ad ospitare questi momenti di pura cultura".


"Il teatro è civile, e credo che debba essere curato con più attenzione ed un finanziamento maggiore da parte delle istituzioni", così la direttrice artistica del Teatro Civile Festival Mariateresa Surianello rimbecca con ironia il primo cittadino, "Il teatro è un'arte molto particolare, inoltre qui si è sempre fatta solo musica, noi abbiamo voluto portare il teatro di alta qualità. Nonostante l'anno scorso siamo ‘migrati' a Vico, quest'anno rieccoci a Monte San'Angelo, poiché crediamo che abbia le credenziali idonee a diventare un importante punto di riferimento per il teatro".


Il dibattito non è stato focalizzato solo sulla sfera locale: Vanessa Pallucchi, Presidente nazionale di Legambiente Scuola e Formazione, parla di governo e di Obama: "I tagli previsti dai ministri Gelmini e Tremonti sono stati focalizzati sulla scuola poiché l'Italia è risultata agli ultimi posti nei sondaggi volti ad analizzare le capacità scientifico-matematiche degli allievi. Bisogna capire che le carenze degli studenti non derivano esclusivamente dalla tipologia di insegnamento, ma sono soprattutto legate all'ambiente in cui essi vivono. In Italia la cura è stata tradotta in tagli... piuttosto era necessario un rilancio. Negli USA, che tra i Paesi industrializzati sono stati i più colpiti, Obama ha focalizzato gli unici investimenti nell'istruzione, nelle tecnologie e nello sviluppo rinnovabile".

 


 

 La tartaruga in bicicletta: uno spettacolo contro i pregiudizi

Sabato 18 luglio, alle ore 20:00, nell'auditorium delle Clarisse c'è stata la presentazione del libro"Andrea Cosentino. L'apocalisse comica", a cura di Carla Romana Antolini, seguito da "La tartaruga in bicicletta in discesa va veloce". 

In scena, Andrea Cosentino crea un rapporto diretto con il pubblico. L'obiettivo è sovversivo: utilizzare la forza destabilizzante del comico come antidoto ad ogni costituzione di potere. Il libro contiene i due testi integrali del Dittico del presente ("L'asino albino" e "Angelica"), foto degli spettacoli, gli interventi critici di Simone Soriani, Nico Garrone, Attilio Scarpellini e la postfazione di Paolo Ruffini.
Segue "La tartaruga in bicicletta in discesa va veloce", spettacolo presentato sempre dallo stesso Cosentino, il quale ci ha concesso un'intervista.
"Tutto nasce dall'esperienza fatta in un anno di servizio civile a stretto contatto con i malati di mente. La tartaruga è la matafora della malattia, del peso che ogni malato porta con se, a differenza della bicicletta che... non ha nessun significato particolare. È come una gabbia nella quale queste persone sono imprigionate e dalla quale non è per niente facile liberarsi". A conclusione dello spettacolo si vede una gabbia da cui esce una tartaruga, finalmente libera. Il malato di mente è visto come un "diverso", molto spesso anche gli artisti sono definiti così e quello che forse accomuna entrambi è l'affinità elettiva, quindi la cosa più opportuna da fare è accostare i vari tipi di diversità. "Non bisogna nascondere questo problema né mitizzarlo tantomeno schematizzarlo, ma l'intento del mio spettacolo è quello di raccontare la complessità della situazione in cui versano gli ospiti delle ‘strutture intermedie' ".
Nei suoi monologhi c'è quasi sempre la commistione tra comico e tragico e questo induce il pubblico a riflettere ma soprattutto aiuta l'attore a sfuggire alla retorica; il comico infatti è un buon modo per entrare nel tragico, per parlare di argomenti attuali e angoscianti con un sorriso sulle labbra. A 30 anni dalla promulgazione della Legge 180, quella che sarebbe poi diventata la "rivoluzione Basaglia", Andrea Cosentino riprende un suo testo presentato più di dieci anni fa. La scelta è casuale ma avviene nel trentesimo anniversario della legge Basaglia, "una legge si democratica ma che faceva risparmiare allo Stato tanti soldi; essa non è mai stata applicata interamente e ognuno l'ha seguita secondo un proprio binario. Nella maggior parte dei casi però il decentramento ha portato, soprattutto al Sud, all'abbandono di questi malati che, non ospitati più in tali strutture, sono messi allo sbaraglio. Lo spettacolo è il racconto di un incontro con la ‘follia'. La materia del narrare - conclude Cosentino - viene da un anno vissuto come obiettore all'interno di una casa-famiglia per malati di mente, si tratta però di un racconto in cui nulla veramente accade e la comicità nasce dall'osservazione di una condizione tragica".



Uno spettacolo "politicamente scorretto"

I gas nocivi delle forze dell'ordine contro le mazze da baseball dei manifestanti, e le "bombe Molotov" escogitate dall'esercito sovietico... 

 

"Guerriglia Live Show". Una delle ultime produzioni di Margine Operativo, a Monte Sant'Angelo il 18 luglio 2009, in scena durante il primo giorno del Teatro Civile Festival di Legambiente. Un debutto per il Sud Italia, giunto alla sua 20esima rappresentazione.

Il regista Pako Graziani (collaboratore della regista Alessandra Ferraro) ci spiega subito che il nome, di derivazione spagnola, significa "piccola guerra". È stato scelto per trattare un argomento spesso analizzato in termini repressivi: "In un'epoca di nativi digitali - ci spiega il regista - è importante parlare di ‘oralità digitale' dato che tutti i testi passano attraverso la rete. Il nostro è un lavoro di drammaturgia contemporanea basato su alcune mail scambiate in rete tra gli ultrà italiani ed i casseur francesi".

Con una platea ricca di partecipanti, si alza il sipario sulla rappresentazione e parte il prologo dell'autore Nicola Danesi De Luca attraverso un rvm mandato in riproduzione su diversi schermi...curiosità? L'attore è presente solo in maniera astratta e non materiale sul palco. E di ciò ne abbiamo discusso anche col regista Graziani: "È un modo per illudere il teatro nella sua rappresentazione classica. Qui c'è un mix di adattamenti molto semplice, il teatro viene così ricercato nel suo eluderlo. Il nostro - afferma Pako - non è un teatro con uno scopo morale e non vogliamo lanciare messaggi al nostro pubblico ma solo rappresentare quella che è una realtà spesso sottovalutata e lasciar trarre ad ognuno le proprie conclusioni".

La chitarra di Andrea "Lako" Cota ed il basso di Federico Camici intonano le prime note del jingle che accompagnerà l'attore De Luca per i 45 minuti dello spettacolo che diventa quasi una guida-manuale per preparare psicologicamente lo spettatore a tutto ciò cui deve prepararsi ad assistere in un mondo dove vengono usati gas dalle forze dell'ordine più che nocivi per gli uomini che poi, per difendersi, possono avere solo a disposizione una mazza da baseball. E poi le bombe Molotov: sapevate che non sono state inventate dall'omonimo generale e ministro russo?! Eh già! Nello spettacolo viene attribuita l'invenzione di questo ordigno da "piccola guerra" proprio all'esercito sovietico.

Insomma, uno spettacolo che ha come parola chiave proprio il termine "rimozione" con un attore che, fisicamente, non c'è ed un testo che non è un testo ma solo una riscrittura in forma teatrale di mail aventi per oggetto gli strumenti della guerriglia e dell'antiguerriglia e che, soggettivamente allo spettatore che assiste alla rappresentazione, può essere dotato di molte citazioni filmiche. Un mix di parole e di musica underground suonata dal vivo capace di coinvolgere giovani e meno giovani, ma soprattutto persone di qualunque colore politico.


 

La storia della musica al Teatro Civile Festival di Legambiente

Disculture conquista ed entusiasma il pubblico di Piazza de Galganis  


Sabato 18 luglio, Teresa Mariano, ha condotto il pubblico del Teatro Civile Festival in un viaggio attraverso le più belle copertine dei dischi dal 1959 al 2009. Delle vere e proprie opere d'arte proiettate con un tappeto musicale ed usate come un mezzo per comunicare alla gente che la musica deve essere umile e deve essere provata, toccata, "assaggiata". Quei dischi che "devono passare di mano in mano per essere compresi davvero e vissuti". Oggi si parla tanto di crisi, ma quest'opera serve anche a far capire che la musica e l'arte in generale non sono in crisi: sono gli spazi per praticarle che mancano, venendo meno la pratica e quindi l'arte musicale.
Ma Come nasce l'idea di questa mostra? "Più che una mostra io le definirei un opera - afferma Teresa Mariano - Quest'anno in Italia oltre 12 festival storici hanno chiuso, alcuni hanno ridotto le date e molti club live quest'anno non apriranno. Verificata questa crisi abbiamo deciso di creare un opera che tocchi i maggiori club live raccogliendo tutti gli elenchi e le storie dei produttori musicali. Questo è un tentativo di conservare la più universale, diversa ed eterna forma d'arte. Il nostro scopo è quello di dare la convinzione che l'arte non è in crisi raccontando il bello del passato, quando il disco rappresentava l'opera, dalla copertina al disco. Oggi invece è tutto costruito, un talento va ad x factor, e diventa finto come una bolla di sapone, sensibile ad ogni minimo movimento e che scoppia con un movimento più forte".
Le copertine sono state selezionate con grande accuratezza: "La scelta è stata fatta essenzialmente da Giovanni Josuè, che si occupa del nostro ufficio stampa ed è un grandissimo esperto di musica. La prima scrematura è stata fatta con Facebook, ma poi ogni LP, ogni copertina è stata fotografata proprio materialmente, dal vivo, con Massimo Barberio in alcune collezioni personali e negli archivi di alcune radio, anche chiuse. Sarebbe stato troppo semplice scaricare e fotocopiare tutto, ma sarebbe stata una cosa finta e precotta. Lei ha detto che la musica deve essere umile".
Ma Teresa Mariano cosa pensa di questi mega concerti come quello di Madonna o degli U2 a Milano per cui sono stati scaricati più di 30 tir di effetti scenici? "Beh, qui parliamo di cinque stelle. Concerti con miliardi di persone, sono artisti gestiti dal mercato. Il problema è che questi grandi nomi dovrebbero essere i primi a pensare alla difesa dell'arte dando spazio ai giovani talenti che invece vengono strumentalizzati e diventano egoisti ed ingrati".
Anche la scelta della giraffa con le ali come logo non è lasciata al caso: "È un opera d'arte di Michele Mariano, un'artista contemporaneo. L'opera originale rappresenta due giraffe di peluche. L'abbiamo scelta perché la giraffa ha un udito più sviluppato grazie al suo collo lungo e le ali perché l'arte e la musica sono immortali".
La decisione di creare un evento quasi ad impatto zero, è stata difficile da portare a termine? E cosa significa rappresentare uno spettacolo del genere nel festival di Legambiente? "Disculture tocca per la prima volta un consorzio, consacrandolo. Il fatto che ci sia questo fusto di Legambiente calza a pennello con l'opera. Uno degli scopi di Disculture è infatti quello di riutilizzare quello che già c'è perché diventa tre volte più bello. È un onore raccontare la storia, live, in questo consorzio che racchiude cinque festival del Sud Italia fatti con fatica e sacrificio".

 A cura dell'ufficio stampa di Festambientesud in collaborazione con la redazione de "il diario Montanaro"

http://www.ildiariomontanaro.it 

19-07-2009