Globalizzazione e difesa delle eco-culture tradizionali. Anche l'Italia invitata dall'UNESCO
di Salvatore Villani

L'opportunità della Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale dell'UNESCO
In un periodo di globalizzazione, assistiamo ad un cambiamento epocale dei modi e delle costumanze delle specificità culturali che hanno caratterizzato per migliaia di anni i popoli presenti sul nostro pianeta. È indiscutibile che le sincresi culturali, dalla prima apparizione dell'essere umano sulla terra, siano legate ad una lunga fase di evoluzione del pensiero e dei comportamenti sociali, mai immutabili nel tempo anzi sempre in continua trasformazione ed adattamento alle nuove realtà costituitesi nei vari periodi storici. E come tale, la ritualizzazione degli eventi segue sempre una mis en scène, che certamente deve essere codificata ed essere riconosciuta dalla collettività che la esprime, ma che costantemente viene modificata dalla presenza di nuove sensibilità ed intelligenze. Le memorie individuali e collettive si presentificano quindi nel tempo nell'inscindibile binomio tradizione/innovazione. Un rito, pur nell'ortodossia della sua esplicazione, non è mai uguale a se stesso.
Le macro trasformazioni dell'atto rituale, le quali richiedono lunghi anni, se non secoli, di adattamento alle varie culture, portano a un certo punto a un processo di ‘standardizzazione', una forma di "congelamento" macrostrutturale, che gli studiosi definiscono "tradizione", con al suo interno infinite microvarianti situazionali.
Quello che avviene al giorno d'oggi, purtroppo, è una omologazione dei comportamenti sociali a livello planetario, che mette profondamente in crisi le diversità esistenti nelle culture tradizionali.
Per sfuggire a questa forma di "cocacolizzazione" (uso un termine recentemente coniato da Luigi M. Lombardi Satriani), è nato un movimento che vuole tutelare le culture locali con un approccio glocalizzante "glocal-local", e che ha visto, anche se solamente alla fine del 2003 e dopo un lungo iter burocratico, una grande organizzazione internazionale quale l'UNESCO farsi promotrice di una Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale.
Il testo di questa convenzione, su cui ci soffermeremo, è stato redatto il 17 ottobre 2003 a Parigi, durante la XXXII sessione dell'UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura), ed è scaturito dalla ferma volontà di considerare ‘la profonda interdipendenza fra il patrimonio culturale immateriale e il patrimonio culturale materiale e i beni naturali', e quindi dalla volontà di salvaguardare per le future generazioni, non solo le Piramidi d'Egitto o la Grande Muraglia cinese, ma anche il Palio di Siena o il teatro dei Pupi.
All'Art. 2 punto 1 troviamo la definizione di bene immateriale:
"Per ‘patrimonio culturale immateriale' s'intendono le prassi, le rappresentazioni, le espressioni, le conoscenze, il know-how - come pure gli strumenti, gli oggetti, i manufatti e gli spazi culturali associati agli stessi - che le comunità, i gruppi e in alcuni casi gli individui riconoscono in quanto parte del loro patrimonio culturale.
Questo patrimonio culturale immateriale, trasmesso di generazione in generazione, è costantemente ricreato dalle comunità e dai gruppi in risposta al loro ambiente, alla loro interazione con la natura e alla loro storia e dà loro un senso d'identità e di continuità, promuovendo in tal modo il rispetto per la diversità culturale e la creatività umana. Ai fini della presente Convenzione, si terrà conto di tale patrimonio culturale immateriale unicamente nella misura in cui è compatibile con gli strumenti esistenti in materia di diritti umani e con le esigenze di rispetto reciproco fra comunità, gruppi e individui nonché di sviluppo sostenibile".
Al punto 2, vengono indicati i settori in cui si manifesta il "patrimonio culturale immateriale":
"a) tradizioni ed espressioni orali, ivi compreso il linguaggio, in quanto veicolo del patrimonio culturale immateriale;
b) le arti dello spettacolo;
c) le consuetudini sociali, gli eventi rituali e festivi;
d) le cognizioni e le prassi relative alla natura e all'universo;
e) l'artigianato tradizionale".
Dal 17 ottobre 2003, quarantasette Stati sono parti di questa Convenzione, ultima in ordine l'Albania, che l'ha ratificata il 20 aprile 2006.
L'Italia, purtroppo, non si è ancora decisa a ratificare la Convenzione, ma sembra aver recepito l'invito dell'UNESCO a prendere in considerazione la proposta, e alla fine del 2006, Francesco Rutelli, in qualità di Ministro per i Beni e le Attività Culturali, si è adoperato per creare un'apposita commissione di esperti, presieduta da Paolo Apolito, docente di Antropologia Culturale nelle Università di Salerno e Roma 3.
Sarà questa commissione che dovrà redigere, come richiesto dall'UNESCO, le due liste del patrimonio immateriale italiano: una lista rappresentativa del patrimonio immateriale e una seconda che include le espressione culturali la cui salvaguardia è considerata come urgente e quindi da "finanziare".
Salvatore Villani è etnomusicologo e musicista